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proverbi e leggende

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LEGGENDE
LA STATUA RUBATA
In un tempo molto antico, la prima statua della Beata Vergine delle Grazie di Monte Arana, venne rubata da un bandito che ne fece oggetto di commercio, insieme ai preziosi che le facevano ornamento, vendendola nel Nuorese. Don Giuseppe Delogu, Sacerdote che apparteneva ad una delle famiglie nobili di Bonnanaro, partì alla volta di Napoli per acquistare un nuovo simulacro ma, durante il viaggio di ritorno, si scatenò una violentissima burrasca che rese pericolosa la traversata e si paventò più volte il naufragio. Il Sacerdote, in quei terribili momenti nei quali si trova bruscamente di fronte all'evenienza della morte, nella sua piccola dimensione terrena pensa alla Madonna di Monte Arana, dispensatrice di Grazie ai miseri mortali, e fa voto che se si fosse salvato, avrebbe terminato i suoi giorni vivendo da eremita in quel Monte accanto alla chiesa della Vergine Maria.
Immediatamente, come per incanto, si dice che la tempesta cessò. Provato dalla tremenda esperienza, scampato alla rischiosa traversata e rientrato così, sano e salvo, al suo paese, tiene fede alla promessa. Sul monticello di M. Arana che domina dall'alto il paese di Bonnanaro, fa costruire una serie di case accanto alla Chiesetta della Madonna, dove andrà a vivere da eremita gli ultimi anni della sua esistenza.

 LA CONVERSIONE DEL BANDITO
Si narra che un bandito dopo aver rubato la prima statua della Vergine col Bambino (di M. Arana), fosse stato colpito da grave malattia. Pensando che il suo male fosse conseguenza dell'azione empia compiuta, pregò la Madonna che lo facesse guarire promettendo di fare il possibile per riportare la statua al suo posto e terminare in penitenza gli anni che ancora gli restavano da vivere. Pare che la Madonna abbia ascoltato l'invocazione del bandito pentito ed esaudito il suo desiderio.
Guarito, così, dal male terribile che lo opprimeva, l'ex bandito vagò, per lungo tempo, per molti paesi sulle tracce della refurtiva venduta nel Nuorese, ma alla fine riuscì a recuperare soltanto le due corone che ornavano il capo della Madonna e quello del Bambino Gesù. Durante una notte tempestosa di tanti anni fa, funestata da un violento temporale e spazzato da un furioso vento, l'ex bandito, recatosi sul M. Arana ripose le due corone al proprio posto. Qualche mese più tardi, una mattina di maggio, le Noineras, le donne di Bonnanaro che salivano al Monte per la Novena alla B.V. ebbero la sorpresa di ritrovare la Madonna ed il Bambino con le loro corone : si gridò al miracolo.

QUALE FU LA CONCLUSIONE DELLA VICENDA DELLA STATUA RUBATA?
La statua dopo tante peripezie finì nelle mani di un sedicente questuante che, profittando della generosità dei fedeli, la portava in giro da un paese all'altro della Sardegna, tenendola nascosta da una coperta per occultarne le fattezze, non si sa mai che qualche devoto di Bonnanaro, residente fuori, la riconoscesse. Dell'effigie ne ostentava solo il viso che faceva baciare ai credenti che lasciavano un'offerta.
Nei primi anni del '900, un bonnanarese che lavorava per i paesi con i cavalli stalloni, capitò in quel di Fonni, accompagnato dalla moglie e dalla suocera. Essendosi trattenuti nel paese perché c'era parecchio da lavorare, avvenne che le donne andate a Messa nella chiesa della Madonna dei Martiri, intrattenute con alcune donne anziane del luogo, seppero da esse che in quella chiesa vi era una statua di Madonna col Bambino che era quella originaria rubata dal M. Arana. Infatti, un frate di quel Convento di Francescani l'aveva acquistata da quel sedicente questuante collocandola nella chiesa dei Martiri di Fonni. Però, per una sorta di miracolo, a quanto si diceva in quel paese, questa Madonna aveva lo sguardo e l'aspetto rivolti nella direzione di Bonnanaro, come se la statua sentisse la nostalgia per il suo luogo originario.

IL FANTASMA DI MONTE ARANA
Una nobildonna dopo che morì il marito, al tempo proprietario della Cappellania di Monte Arana, avesse fatto disseppellire nottetempo dai suoi servitori, la salma del marito dal cimitero di San Pietro del Piano e lo avesse fatto tumulare sotto l'Altare della chiesa di M. Arana. Per questo motivo, si dice che nel mese di maggio le donne che andavano per fare la novena in onore della B.V. vedevano frequentemente il suo fantasma seduto sulla panca (sa pezza) di pietra appoggiata a un lato della chiesetta.

IL GELATO DELLE JANAS
Quando nevicava le piccole fate prendevano la neve e la mettevano dentro "Sa rocca e sa niera" e lì rimaneva per tanti mesi per la temperatura molto bassa.
A San Giorgio e a San Pietro i mercanti la vendevano per un soldo al calice.
La neve avvolta in bende di lino veniva usata anche per abbassare la febbre.

LEGGENDA
In Sardegna sono state trovate molte aperture scavate nella roccia dai prenuragici :”le domus janas “, tombe dove si seppellivano.
Gli antichi abitanti della Sardegna credevano che in quelle aperture vivessero delle janas, fate che uscivano dalle loro case a mezzanotte. Erano alte un palmo, erano belle come la luna, avevano unghie lunghe e affilatissime e mani delicate che quando strappavano una foglia di prezzemolo si ferivano.
Gli abitanti di Bonnanaro credevano che le janas vivessero in “Sa rocca 'e sa niera” alle pendici di Monte Pelao in aperture scavate nella roccia dall'erosione.
Su queste janas sono sorte molte leggende.
Una leggenda narra che la notte le janas scendevano in piazza di Santa Maria per ballare con i morti e quando gli uomini si avvicinavano loro scomparivano.
Quando avevano sete volavano sino a Cantaru dove c'era una bella fontana per bere. Un giorno mentre ballavano sulla piazza di Santa Maria degli uomini riuscirono a catturare 2 janas con dei lacci di seta.
Quando le presero si udirono delle voci provenire da “Sa rocca 'e sa niera”: erano le altre janas che dicevano:
“Agnesa Agnesa!
Giradi e boltha
Mi chi ses presa !!!!!!
“Angelina ,Angelina!
Bolthadi e gira
Mi chi ti faghen mina!!!!!!!!
Da quel giorno per il dolore e la paura le janas si trasformarono in uccelli che ancora fanno i nidi nelle cavità de “Sa rocca 'e sa niera“.

IL SASSO GIGANTE
Vicino alla chiesa di S. Maria c'era un sasso che forse era un idolo prenuragico. Gli antichi Sardi, vedendo che questo sasso aveva la forma di un uovo, pensarono che viveva su Monte Pelau. Le fate scendevano ogni anno il 25 Marzo per la festa dell'annunciazione. Una volta mentre andavano a Santa Maria videro l'uovo. Così innamorandosi di quel uovo per fare la cozzula, che è un pane che si prepara a Pasqua dove c'è dentro un uovo. Le janas non riuscendo a trasportalo dissero queste parole:<ANCU TI FETTAS IN CRASTUS >.
Così da allora si trasformò in pietra.
Si dice che un podestà lo fece rotolare fino alle prime case di Bonnanaro. Un'altra leggenda dice che fossero dei ragazzi.
Si dice che sul sasso vi era scritto “BIADA CHI M'ADA A LODDURARE”. Così i giovanotti del paese fecero a gare per smuoverla. Quando riuscirono a smuoverla era rimasta in evidenza la scritta “COMO ISTO MEZZUS”. Dicono che quel sasso è rimasto li per proteggere Bonnanaro dai fulmini e dalle tempeste. Nel 1962 è stato fatto saltare per liberare la strada.

IL NAUFRAGIO
A Bonnanaro in una chiesa che si trova sul monte Arana e venerata la Madonna delle Grazie. La sua statua venne rubata da un bandito. Così nacquero delle leggende.
Una leggenda dice che dopo che era stata rubata la statua della Madonna delle Grazie il sacerdote andò a Napoli per comprarne un'altra, ma durante il viaggio di ritorno arrivò una tempesta è così temete di morire nel naufragio. Allora il prete pregò la Madonna e le disse che se l'avesse salvato avrebbe passato gli ultimi giorni della sua vita sul Monte Arana vicino alla chiesa a fare l'eremita.
Come per incanto la tempesta fini e il sacerdote mantenne la promessa. Dopo varie vicende questa statua fini nelle mani di un questuante che la portava in giro per la Sardegna coperta con un lenzuolo facendo vedere soltanto la testa.
Ma poi un frate la comprò e la mise nella chiesa di Fonni. Si dice però che la statua con il corpo e la testa era rivolta nella direzione di Bonnanaro come se avesse nostalgia della chiesetta dove era prima.

SAS SURVILES
Tanto tempo fa esistevano sas surviles.
Erano di aspetto umano, ma erano donne indemoniate.
Queste surviles di notte si trasformavano in vampire, però il giorno si potevano riconoscere la coda nascosta e il fondo della schiena pelosa. Di notte volavano nelle case del bambine non battezzate, le morsicavano e succhiavano il loro sangue. Quando queste bambine morsicate diventavano grandi si trasformavano in surviles.
Per difendersi da loro gli uomini mettevano nelle stanze delle bambine un ferro di cavallo; davanti alla porta della casa si metteva un forcone di quelli usati per prendere la paglia, rovesciato, una scopa a punta come quella degli spazzini e un tre piedi, entrambi rovesciati.
Non si è mai saputo quante fossero queste surviles e come siano sparite.

PROVERBI
1. Mezzus carri ruju chi cori nieddu.
Meglio arrossire per una colpa confessata che nasconderla e provare rimorso.
2. Pedde mala no nde moridi.
I cattivi hanno vita più lunga dei buoni.
3. Riu mudu trazadore.
Fiume silenzioso, carico di pericoli.
4. Cunfromm'a sa nàschida sa pàschida.
La condotta di vita dipende molto dall'ambiente familiare.
5. A bostasa un'istrobbu attidi fostuna.
Talvolta un disguido è foriero di fortuna.
6. Chie no baliat brullas no intret in giogu.
Chi non sopporta scherzi non entri in gioco.
7. Chie tantas nde faghet una nd'at a piangher.
Chi commette scelleratezze in abbondanza ne piangerà per sempre qualcuna.
8. Si ti cherese sanu pesa chito a manzanu.
Se vuoi vivere in buona salute, alzati presto la mattina.
9. A chie su pagu no mesurat su meda pagu durada.
A chi è incapace di misurare poco non dureranno molto le grandi ricchezze.
10. Inue no b'at remediu no balet matana.
Nelle cose irrimediabili è inutile angustiarsi.
11. Mezzus zegu a un oju che zegu e su tottu.
Meglio vedere a un occhio che niente.
12. Mezzus caddu toppu che mostu.
Meglio avere un cavallo zoppo piuttosto che morto.
13. Mezzus dolore e' buscia, chi non dolore 'e coro.
Meglio dolore di borsa che dolore d'animo.
14. Serrare un istampa et n'abberrere un'atera.
Chiudere un buco e aprirne un altro.
15. Sos bezzos a sinnu torranat de pizzinnoso.
I vecchi in quanto al senno, tornano a bambini.
16. Su bsonzu ponede su 'ezzu a currere.
Il bisogno fa correre anche il vecchio.
17. Trabagliu 'e notte, risu 'e die.
Lavoro di notte, riso di giorno.
18. Chie in janna anzena iscüstada males suos intenne.
Chi origlia in case altrui rischia di sentire cose sgradevoli su se stesso.





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