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F.Carboni

Curiosità > Uomini Illustri

 
CARBONI FRANCESCO. Valente letterato e oratore, ed uno dei più tersi poeti latini che l'Italia abbia avuto nel declinare dello scorso, e nei primi anni del presente secolo. Nacque in Bonnanaro, piccola terra del capo settentrionale della Sardegna distante da Sassari dodici miglia italiane, nel 12 marzo 1746. (...........)
Giovinetto d'anni diciotto, si ascrisse nel 1763 all'ordine loiolitico, nel quale attese altra volta agli studi di grammatica e di amena letteratura. Insegnò poi la latinità delle classi inferiori nelle scuole gesuitiche di Sassari; quindi fu mandato a Cagliari per insegnarvi la rettorica. (...........)
 Nel 1772 diede alla luce i primi due libri De sardoa intemperie, poema che gli fruttò la lode e l'estimazione dei dotti, e nell'anno medesimo fu mandato a Sassari per intraprendere il corso degli studi filosofici. (...........) Per lo che fattosi sacerdote, si abbandonò tutto alle delizie della letteratura. Nelle regie scuole di Alghero insegnò grammatica, e poi rettorica: cola ideò, e recò a termine il suo poema De coraliis. Lo stesso uffizio esercitò quindi nelle regie scuole di Cagliari, e nel 1788 fu nominato professore di eloquenza latina in quella università dal re di Sardegna Vittorio Amedeo III. (...........)
Un opuscolo pubblicato nel MDCCLXCII dall'abate Onesimo Odolla (finto nome d'autore incerto) col titolo La divozione degli abati Matteo Maddau e Francesco Carboni, fu il precursore della guerra che si volea muovere all'egregio cultore delle muse latine. (...........)
Disdegnoso del cimento, cui fu sottoposta la sua fede, non volle più salire su quella cattedra, dalla quale erano scorsi, quasi torrente rigeneratore della gioventù studiosa, gl'insegnamenti e i precetti, ed esule volontario ne andò in Italia, dove lo avea precorso la fama onorata del nome suo. Fu in questa classica terra, che ricevette il Carboni le giuste laudi del suo merito letterario. (...........)
Il Carboni visitò le città illustri d'Ausonia, e dovunque trovò amici ed encomiatori; nè gli amici suoi furono volgari, ma di tal tempera, che delle glorie loro Italia tutta risuona. E quando ritornato ai patrilari, Bessude, piccola terra finitima alla natale di Bonnanaro, elesse per sua dimora, salda mantenne l'amicizia per quei sommi, con frequenti epistolari ricordi e rinfrancandola. (...........)
Nei letterati amava il sapere, non il potere. Solenne prova ei ne diede, allorquando Gregorio Barnaba Chiaramonti, già vescovo d'Imola ed amico suo, fatto papa sotto nome di Pio VII, lo invitò ad andare a Roma tra i suoi familiari, profferendogli l'orrevole carico di segretario pontificio delle epistole latine. (...........)
Nella primavera del 1817 tocco da febbre perniciosa, che lo molestò gravemente per più giorni, si avvide essere già maturo il momento di sua partita: quindi chiamati i conforti della religione, e questi ricevuti con ammirabile serenità d'animo, cessò di vivere nel 22 aprile di quell'anno medesimo in età d'anni 71, un mese e giorni dieci. Le sue spoglie mortali furono sepolte nella parrocchiale chiesa di S. Martino in Bessude: modesta è la tomba che le racchiude; (...........) sono molte le produzioni edite del suo ingegno; non minori le inedite e le perdute: fra queste mancò alla gloria delle lettere latine un poema inverso eroico scritto per Napoleone Bonaparte, (...........) le altre sue poesie furono pubblicate in varii tempi, e ristampate più volte: recentemente le restrinse in un volume e pubblicolle valente letterato sardo col seguente titolo: Selectiora Francisci Carbonii carmina nunc primum in unum collecta, opus cum latinis oratonibus de sardorum literatura.(...........)
 Dei poemi crediamo il migliore quello sulla Intemperie; degli epigrammi, quelli in lode di Napoleone, dell'ammiraglio Nelson, della repubblica Ligure, e dell'Angioy; e di tutte le altre poesie latine,gli endecasillabi. (...........) Delle orazioni latine, la più latina è quella in lode di Angelo Berlendis, (...........)più utili la quarta e la quinta, colle quali eccitando i giovani allo studio delle lettere. (...........)Le altre due sulla letteratura sarda sono meglio transunti storici che orazioni. (...........)
Tradusse ancora il nostro poeta le Egloghe militari del Cordara in versi esametri latini, celandosi sotto il nome di Nivildo Afronio; pubblicò con nitida edizione il Tobia, ossia il poema sull'educazione del conte Camillo Zampieri, intitolandolo al principe Filippo Ercolani, onor di Bologna e d' Italia, e diede alla luce alcune poesie latine del Roberti, e le elegie di Francesco Maria Zanotti in laudem B.M.V..
Le poesie latine del Carboni furono avidamente lette ed encomiate in Italia. (...........)
La vita di Francesco Carboni fu limpida e gloriosa: tentata nel suo principio dagli avversi colpi di fortuna, gli scorse poi sempre lieta e contenta, perché ritrattosi in tempo dai pubblici negozi, ei la consacrò tutta alla cultura delle lettere. (...........) ebbe amici molti in Sardegna e in Italia; e fu amato e lì amò tutti con caldissimo amore. (...........) La religione, che venerò sempre, gl'inspirò la maggior parte delle sue poesie.

Tratto da: Dizionario Biografico degli Uomini Illustri di Sardegna – Pasquale Tola


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