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Costume Femminile

Curiosità > Costume

Gonna (munnedda) – lunga e molto ampia, realizzata in orbace leggero (iddu) quella da lavoro di uso quotidiano, o in panno. Costituita da una parte centrale con doppi pannelli (su cameddu) chiusi da file di bottoni per tutta la lunghezza della gonna. La parte posteriore è ampia e plissettata, i pannelli centrali sono aperti per facilitarne la vestizione, ed hanno dei lacci alle estremità per fermare la gonna in vita. La parte inferiore è arricchita da balze di pizzo che variano a seconda del tipo di costume in uso, così come la rifinitura in velluto o raso. La gonna rossa è abbellita con una o più balze di pizzo nero in tulle, alternate con pizzo dorato o nastro di velluto giallo, rifinita infine di velluto o raso nero. La gonna viola ha un’unica alta striscia di pizzo nero su cui vengono cucite tante piccole perline, sempre nere, che sembrano quasi delle frange. La rifinitura è in velluto o raso nero, come tutti i bottoni del annesso centrale. La gonna nera, la meno appariscente, viene adornata con una semplice balza di pizzo viola o blu, come la rifinitura di velluto o raso. La gonna gialla (tuniga groga), nella sua semplicità, ha caratteristiche particolari. È realizzata in orbace leggero tinto mediante infuso fatto con erbe tintoree che dà come risultato il caratteristico giallo ocra; disegnata con cura dei particolari, ha un unico pannello centrale con chiusura a sinistra ed è rifinita con una balza di velluto marrone. Di quest’ultimo tipo è rimasto un unico pezzo originale dell’antico costume giornaliero di Bonnanaro, risalente al 1700; la tuniga groga risulta catalogata nelle stampe che ai primi anni del 1800 sia Alberto della Marmora sia Don Simone Manca dipinsero durante il loro viaggio in Sardegna.

Camicia (camìja) – di cotone o lino bianco, lunga fin sotto il ginocchio (a benùjoso) è molto ampia, sia lungo la vita che nelle maniche. La parte centrale viene resa particolare dalla pettorina (su pettu), ricamata con punti antichi su cui cadono i gioielli e le collane, in filigrana e corallo, che vanno ad arricchire ulteriormente la parte esposta della camicia. Il collo è increspato, con il tipico punto lèa e lassa, su di esso vengono applicati pizzi bianchi realizzati ad ago o uncinetto, così come nei polsini. Questo indumento è lo stesso per tutti i modelli di costume. Nel costume giallo, tipicamente da lavoro, viene indossata con le maniche rimboccate.


Bustino (imbustu) – indossato sopra la camicia, costituito da un pezzo unico allacciato sulla vita con fettuccia (frisu) di colore uguale o molto simile alla gonna in uso. È rigido grazie alle stecche in giunco (giùncu màsciu), cucite sulla parte posteriore, e alle due stecche di ferro nella parte anteriore che conservano l’allacciatura, per mezzo della fettuccia passante, nelle asole circolari di queste ultime. Copre le spalle e i fianchi, lungo oltre la vita, dove sono presenti degli spacchi che hanno la funzione di far aderire perfettamente l’indumento al corpo e facilitare i movimenti. È rivestito con broccato (il più diffuso), raso e terzio pelo, ricamato con motivi floreali policromi, rifinito con velluto; nel broccato è adornato con pizzi e lustrini.


Grembiule (fallitta) – copre i pannelli centrali della gonna cameddu, di seta liscia in raso e raramente tibet, della lunghezza della gonna. Ha forma rettangolare, talvolta arrotondato negli angoli e leggermente increspato in vita; si allaccia sulla schiena con un fiocco ricamato. Nel costume rosso e in quello viola è di colore nero, abbondantemente ricamato sui lati e nella parte inferiore con motivi floreali dai colori sgargianti, rifinito con pizzo nero. In quello della vedova è nero e senza ricami. In quello giallo è di seta operata nera/grigia ed è più corto della gonna.

Corsetto (corìttu) – parte più elaborata del costume, realizzato in tessuti pregiati, quali velluto in seta liscio o operato terzio pelo o varianti più economiche di panno (in genere nero). Come colore dominante ha le varie tonalità del granato/bourdeaux (granatu). È di dimensioni ridotte e rimane attillato lasciando scoperto il petto in modo da rendere ben visibili i ricami della pettorina e del colletto, nel dorso rimane sagomato lasciando scoperti i motivi floreali del bustino (imbustu). Le maniche sono anch’esse strette e con aperture: una all’esterno (dal gomito al polso, chiusa da file di preziosi bottoni di media misura in filigrana d’argento, detta buttonéra), e una all’interno del gomito (da cui fuoriesce la camicia). Tutto il tessuto è abbondantemente ricamato in seta con motivi floreali policromi e rifinito con lustrini e nastri di seta. Veniva indossato solo con i costumi rosso e viola, mentre, in tempi più recenti, le vedove usavano una sorta di corìttu più abbondante, simile a una giacchina corta, chiamato su gippone e realizzato in raso o seta nera operata senza ricami o aperture sulle maniche.


Fazzoletto (muncaloru) – varia di colore, tessuto e dimensioni a seconda del costume indossato. Nel caso delle spose è molto ampio, di tulle bianco avorio, messo rettangolare copre il capo e le spalle. È molto piccolo, di seta nera liscia, nel costume delle vedove; viene messo a corru (ripiegato su due lembi con le estremità passate sotto il mento e fissate ai lati del viso con due spilloni, formando delle pieghe), assieme a questo si indossa lo scialle, sempre nero, di tibet con frange di lana o, nei più preziosi, di seta; messo rettangolare sulle spalle copre tutta la schiena sino ai fianchi. Sia nel costume rosso che in quello viola si può usare un fazzoletto quadrato, non molto ampio, di seta avorio con ricami e inserti in tulle. Copreil capo annodato sotto il mento o lasciato scivolare ai lati del viso. Con la gonna gialla su muncaloru in uso è molto grande, di colore e motivi uguali al grembiule, copre tutto il capo e viene fermato arrotolandolo sotto il mento.


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