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Archeologia

Il Paese

                        

Nella necropoli preistorica di Corona Moltana, situata nell’altopiano calcareo di Sas Seas, vi sono sei o sette ipogei di tipo semplice, prevalentemente monocellulari o al massimo bicellulari, entro cui si trovarono ossa, stoviglie e due pezzi di un anello di bronzo. I vasi costituirono il primo nucleo omogeneo di corredo funerario caratterizzante la prima Età del Bronzo in Sardegna. Essi divennero un utile elemento di confronto per lo studio dei materiali provenienti dagli scavi condotti nelle necropoli algheresi. Questo il motivo per cui il sito di Corona Moltana venne considerato di grande importanza per l’archeologia sarda. Così il Bronzo Antico assunse in Sardegna il nome di Cultura di Bonnanaro e a partire dagli anni settanta venne suddiviso in due fasi. La più antica, 1800-1600 a.C., Bonnanaro A o di Corona Moltana, mentre l ‘aspetto più tardivo, forse già del Bronzo Medio I, 1600-1300 a.C., è quella denominata Bonnanaro B o di Sa Turricula.
È soprattutto, la produzione fittile a caratterizzare il quadro culturale Bonnanaro, sia per il gran numero di manufatti restituiti dalle sepolture, sia perché a questo corrisponde anche una tipologia di vasi abbastanza varia.
Essenziali e funzionali, i fittili di Bonnanaro, mostrano impasti, in genere, molto friabili e superfici solitamente ingubbiate e lisciate a stecca; i colori sono compresi in tutta la gamma dei bruni, dal nocciola chiaro al bruno più scuro, e la decorazione e quasi del tutto sconosciuta.
Scodelle, scodellini, tazze, vasi tripodi costituiscono l’insieme più frequente, come mostrano chiaramente i reperti della domus di Corona Moltana, ma compaiono anche forme più insolite
come i vasetti  a calamaio e i grandi vasi a collo. Una delle forme più diffusa è quella del vaso  tripode, cioè del ciotolone che all’incontro del fondo con la parete presenta dei piedi di forma trapezoidale.
Stupisce la mancanza di reperti in pietra. Per quanto riguarda gli oggetti in metallo si conoscono una decina di pugnali attribuiti alla Cultura Bonnanaro.        

La necropoli preistorica di
Sorroi, scavata ai piedi di Monte Arana, in località Cannisones, consta di tre ipogei del tipo a domus de janas, che si aprono con un breve dromos nel versante meridionale del costone calcareo, che delimita una piccola valle.

Non lontano dal nuraghe Malis si trovano i resti di un interessante struttura muraria che presenta nel tratto leggibile due absidi contrapposte denominata
Sas Turres.
Questo sito non è mai stato sottoposto a indagine archeologica ma è molto interessante notare come
questa regione era attraversata dall’antica strada romana Turris- Kalaris, come ricorda il sottocoronimo Scala Carrugas ossia “salita dei carri” e dunque  il centro di Sas Turres doveva probabilmente essere una stazione lungo l’asse viario come presidio del territorio in età romana e verosimilmente anche in età alto-medievale.

Segni dell’occupazione nuragica sono leggibili su tutto il territorio: una maggiore concentrazione di
nuraghi, quasi tutti di tipo semplice, ossia monotorri, sorge a mezzacosta, lungo le pendici di Pelao, dove sono presenti i resti di ben 10 nuraghi (Murunis, Nieddu, Mastru Elies, Pentuma,   Pianu o Maria de Riu, Frades Cordas, Badde Ippiri o Taeddas, Ziu Marras, De Luca, Bega).
Un altro interessante raggruppamento si trova nell’area a sud-est del paese, nell’altopiano di Santu Pedru  in regione
Sassu presso Funtana Majore. È composto da quattro edifici nuragici, di cui  tre semplici(Giorgittu, Sasso, Sassu) e uno complesso, nuraghe San Pietro.
I tre maggiori edifici nuragici presenti nel territorio sorgono tutti nella piana che si estende a sud-est di Monte Santo e sono i nuraghi Pischennero e Malis, assieme al gia nominato nuraghe San Pietro.   


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